A Opera agenti discriminati, tamponi per tutti

Milano, Giorno, 8 aprile 2020

La denuncia della Cisl dopo un contagio in carcere

Una "forzatura dei protocolli sanitari" nel carcere di Opera, per poter effettuare il tampone su un gruppo di agenti della Polizia penitenziaria escludendo, però, altri operatori entrati in contatto con un agente contagiato.
Lo denuncia il segretario generale aggiunto della Federazione nazionale sicurezza della Cisl, Mario Tossi che ha scritto una lettera al provveditore per le carceri della Lombardia, Pietro Buffa e al direttore del carcere, Silvio Di Gregorio.
Il sindacalista denuncia "la palese distinzione tra personale, ruoli e mansioni, in violazione dell'articolo 32 della Costituzione italiana e della legislazione pertinente".
La protesta ha origine dal ricovero in ospedale di un agente che nei giorni precedenti, ignaro di essere contagiato, era in servizio "a stretto contatto" con tutti i colleghi del reparto del carcere che, tra l'altro, conta anche la morte di un agente, ucciso dal 'Coronavirus', Nazario Giovanditto.
"Alla data del 31 marzo 2020 - scrive il segretario - alcune unità di Polizia penitenziaria, senza che gli stessi mostrassero alcuna sintomatologia, sono stati sottoposti a tampone naso-faringeo dai sanitari, presso il Centro clinico del carcere, sono stati sottoposti a tale esame senza nessuna motivazione ufficiale, la prassi utilizzata - secondo la nostra visione - potrebbe ricondurre a una 'forzatura' dei protocolli sanitari per poter effettuare i tamponi in questione verso tali soggetti".
"Altri agenti che sono stati a stretto contatto con il collega contagiato hanno chiesto il tampone, ma a loro - secondo Tossi - è stato negato, spiegando loro di non farsi prendere dalla psicosi".
La Cisl chiede, quindi, di effettuare l'esame su tutto il personale del reparto, considerando che "tutti hanno eguali diritti, senza discriminazione e senza distinzione di ruoli".


 

Aggiornato il: 08/04/2020