Carceri, 160 detenuti positivi a Milano

Milano, Giorno, 29 dicembre 2020

Ma è guerra di cifre sui contagi

Ministero-Caritas, i conti non tornano. Per il dicastero di Giustizia sono 160 i detenuti positivi al Coronavirus nelle carceri milanesi di San Vittore, Opera e Bollate, e i sintomatici sono soltanto sette.
Il maggior numero di contagi, sempre secondo l'agenzia Ansa, nel carcere di Bollate, dove sono 86 i detenuti positivi, di cui tre sintomatici; a San Vittore, invece, hanno contratto il virus in 39 e uno solo è sintomatico; 35 i detenuti positivi nel carcere di Opera, di cui tre sintomatici.
Per la Caritas, invece, i contagiati sono 260, ovvero il 7 per cento dei detenuti, sono, infatti, 3.400 le persone in cella, anche se i posti dovrebbero essere 2.932: un sovraffollamento reso ancora più drammatico dal 'Covid-19', visto che si sono dovuti riallestire degli spazi trovando quelli per l'isolamento dei malati.
I disagi non riguardano, però, solo lo spazio ma anche il blocco della scuola, delle attività di formazione, delle visite e la limitazione della presenza dei volontari che, soprattutto a San Vittore, fornivano alle persone ristrette prodotti per l'igiene e abiti caldi, che al momento molti di loro non hanno.
È questo il quadro che disegna l'area Carcere della Caritas ambrosiana che ha avanzato tre richieste: la prima è quella di attivare sul territorio al più presto anche gli interventi di accoglienza abitativa promossi e finanziati dalla Cassa ammende, in modo che i detenuti che ne hanno diritto possano scontare la pena fuori dal carcere; la seconda è quella di garantire "la continuità degli interventi scolastici, socio-educativi e assistenziali realizzati dagli operatori e dai volontari", sia introducendo la didattica a distanza sia trovando spazi e modi che garantiscano le attività in sicurezza; la terza che "compatibilmente con le esigenze sanitarie siano tolte le limitazioni, in particolare quelle che ostacolano per le persone detenute la possibilità di mantenere e coltivare i propri affetti, e quelle che riducono spazi e occasioni di socialità, perché la gestione della crisi sanitaria nelle carceri non può prescindere dalla tutela dei diritti delle persone recluse", conclude Luciano Gualzetti, direttore di Caritas ambrosiana.

Aggiornato il: 12/01/2021