Cartabia rivoluziona le carceri

Torino (Stampa - Francesco Grignetti), 20 aprile 2021

Piano di 130 milioni per spazi più umani

Il piano con i soldi del Recovery: otto nuovi padiglioni e quattro Istituti per minori ristrutturati.
"Il carcere deve avere finestre aperte su un futuro, deve essere un tempo volto a un futuro di reinserimento sociale, come esige la Costituzione, ma le modalità debbono diversificarsi, debbono tenere in considerazione le specificità di ogni situazione".
Sa usare parole alte e nobili, ma anche concrete, la ministra della Giustizia, Marta Cartabia parlando dei penitenziari, e che si trovi a Bergamo a commemorare la scomparsa di un cappellano indomito quale era Fausto Resmini, morto un anno fa per il 'Covid-19', oppure a Roma in audizioni parlamentari, la guardasigilli ripete sempre il suo impegno per un carcere diverso e, ora, grazie ai soldi del Recovery, ha l'occasione di mettere la prima pietra del carcere che verrà.
C'è un capitolo nel Piano che il governo Draghi sta per sottomettere all'attenzione delle Camere e di Bruxelles, titolo: "Miglioramento degli spazi e della qualità della vita nei penitenziari per adulti e minori", spesa prevista: 132,9 milioni di euro, di cui un terzo servirà per ammodernare quattro Istituti per minorenni e due terzi per costruire otto nuovi padiglioni e per una campagna di manutenzione straordinaria in altri; saranno padiglioni di nuova concezione, prototipi di un carcere che vuole imboccare una strada diversa, non mera detenzione, ma rieducazione alla vita sociale, quindi avranno celle per dormirvi la notte, ma civili (quasi dei monolocali per uno o due detenuti), poi, spazi adeguati per studio, lavoro, tempo libero e sport.
Il principio è scolpito nelle righe di accompagnamento: "Definire un'architettura penitenziaria di nuova concezione, che riveda le strutture carcerarie con l'obiettivo di aumentare gli spazi comuni intramurali, per ottenere e accrescere l'esperienza di una reale prospettiva del reintegro nella società e nel recupero della persona"; in pratica la Cartabia ha fatto sua un'esperienza avviata dall'ex sottosegretario alla Giustizia, Andrea Giorgis che, come ultimo atto del precedente governo, aveva insediato una commissione con a capo l'architetto Luca Zevi, impegnato nel restauro degli edifici e dei centri storici, nonché progettista del Museo della Shoah a Roma.
Zevi ha spiegato la sua visione del carcere del futuro in un articolo sul Giornale dell'architettura: "Un modello di istituto di dimensioni contenute, inserito e permeabile ai contesti urbani, piuttosto che segregato in "lande desolate" e occultato da un imponente muro di recinzione, un organismo complesso, nel quale tutti i requisiti che caratterizzano la vita libera (a eccezione della libertà di muoversi all'esterno) ovvero il diritto al lavoro, alla formazione, alla creatività, al tempo libero, allo sport, alla socialità e a una residenza in gruppi/appartamento, anziché in celle allineate lungo corridoi che formano bracci e raggi, attraverso una riproduzione quanto più fedele possibile delle condizioni di un'esistenza normale, alla quale il trattamento penitenziario è chiamato a riabilitare".
Infatti, sembra tramontato il vecchio modello di padiglione che, a parità di dimensioni, ha celle per 120 detenuti e minimi spazi comuni e nulla per il lavoro.
I nuovi 8 padiglioni che il Dap si prepara a costruire, in carceri già esistenti, avranno celle per 80 detenuti al massimo, ma con adeguati spazi per il lavoro e per il tempo libero; la struttura dovrà ricordare una civile abitazione, perché l'obiettivo è quello di rieducare il detenuto alla vita normale, non infantilizzarlo, come ha ben detto il Garante nazionale per diritti dei detenuti, Mauro Palma che fa parte della stessa commissione.
Oltre che in tanti Paesi europei, un modello di questo carcere nuovo in Italia esiste già: si trova a Bollate, dove i detenuti lavorano e studiano tutto il giorno e poi rientrano in cella per le 8 ore della notte; si preparano così al ritorno nella società: è dimostrato dalle statistiche che qui la recidiva è minima rispetto alle medie e, non è un caso, se a Bollate la vita quotidiana scorra senza particolari tensioni, come segnala la Polizia penitenziaria.
I nuovi padiglioni saranno sostenibili ecologicamente, cablati e digitalizzati: la cablatura servirà per tenere corsi a distanza, ma anche per la tele-medicina e per la video-sorveglianza.
La scommessa per la ministra, ovviamente per detenuti a basso rischio è: "Il carcere non è una realtà omogenea, chi conosce il carcere da vicino sa bene che è una realtà che ha tanti volti diversi e che ha bisogno di strumenti adeguati a ogni condizione: la risposta che l'ordinamento deve approntare di fronte al crimine commesso da un ragazzo che si è fatto intrappolare nella rete della tossico-dipendenza non può essere la stessa di chi ha commesso una violenza sessuale o di chi partecipa al crimine organizzato".

Aggiornato il: 21/04/2021