Chiudere il carcere di San Vittore

Milano, milanotoday, 29 settembre 2021

Che idea è?

Il Centro-destra (ri)propone questa idea e, tra i contrari, quelli più decisi sono i Radicali: "La qualità di una società si misura dalla qualità delle prigioni".
L'idea di chiudere la Casa circondariale di piazza Filangieri (San Vittore, bdr), spostando i detenuti in un'altra zona della città - evidentemente più in periferia - e regalare alla struttura una nuova vita, è inserita nel programma del candidato sindaco del Centro-destra, Luca Bernardo alle prossime elezioni comunali.
Bernardo, sostenuto da Lega, Fratelli d'Italia e Forza Italia, ha avanzato anche delle proposte alternative: una sarebbe quella di trasformare la Casa circondariale nella sede di strutture culturali come la Biblioteca europea, che doveva nascere al CityLife ma che non fu mai realizzata, oppure quella di spostare i detenuti per trovare "spazi per esposizioni temporanee di sculture, pitture o installazioni artistiche, sede di raccolte fotografiche e artistiche di importanti enti o istituzioni milanesi, piuttosto che uno spazio dove esporre le tante opere che giacciono nelle cantine e nei depositi di importanti musei milanesi e italiani".
Insomma: cultura, mostre e museo anziché il carcere, conservando la struttura del 1879 e abbellendola con un parco pubblico intorno.
La voce contraria più forte è arrivata dai Radicali, che da sempre puntano sulla centralità - anche geografica - delle carceri nelle città per evitare di escludere i reclusi dalla vita sociale.
Lunedì sera (27 settembre 2021), in occasione del convegno "Carcere e territorio", è intervenuto sul tema Lorenzo Lipparini, assessore per la Partecipazione, cittadinanza attiva e Open data del Comune di Milano: "Milano è l'unica città italiana che ha quattro Istituti di pena all'interno del proprio territorio comunale, sebbene i nomi possano trarre in inganno indicando altre realtà dell'Hinterland. La popolazione carceraria è parte integrante della città e devono avere garantiti i servizi. Fondamentali sono gli accessi alla cura, ai servizi civici e ai diritti elettorali - per chi li ha conservati - il lavoro è premessa di un re-inserimento nella società come recita la Costituzione: 'La pena carceraria è pensata per il recupero e il reinserimento della persona'; per cui gli Istituti di pena devono essere pienamente connessi con la società, anche per garantire alle associazioni di sostegno di svolgere pienamente il loro lavoro, ai parenti dei detenuti di raggiungerli con facilità e ai carcerati di poter uscire per seguire le eventuali misure alternative"; ancora: "Se si svolge un percorso del genere si sviluppa più sicurezza in quanto si fa diminuire il fenomeno di recidiva da parte dei rei; noi Radicali siamo gli unici che ci poniamo un tema del genere collocandolo al centro del nostro programma elettorale per le prossime amministrative".
Quello delle scorse ore è solo l'ultimo richiamo, in ordine di tempo, dei Radicali al candidato del Centro-destra che "propone di eliminare San Vittore dagli occhi e dal cuore dei milanesi, per riqualificare il quartiere in cui si trova".
Luigi Pagano (già direttore di San Vittore) nei giorni scorsi aveva detto: "A prescindere dagli interventi sul quartiere, si tratta di una proposta senza prospettiva, perché nulla dice sui luoghi prescelti per andare a creare una nuova Casa circondariale, che né Opera né Bollate potrebbero mai diventare, al contrario, recuperando i due reparti ancora chiusi di San Vittore si risolverebbe anche il problema del sovraffollamento, perché il carcere deve restare parte integrante della città, come le persone detenute che nella città dovranno potersi reinserire al meglio, anche per ridurre il rischio di recidiva".
È innegabile, però, che la situazione a San Vittore non sia delle migliori, con indici di sovraffollamento palesi; quindi, la soluzione sarà chiudere il carcere di piazza Filangieri e aprirne un altro?

Aggiornato il: 01/10/2021