Contagi in aumento

Milano (vita - Luca Cereda), 8 dicembre 2020

La Caritas ambrosiana porta fuori 30 detenuti

Le persone sono state ospitate in strutture della diocesi di Milano, si tratta di reclusi che possono scontare gli ultimi 24 mesi all'esterno, ma che non hanno un domicilio: così si riduce il sovraffollamento e si rende rieducativa la pena, anche e soprattutto al tempo del 'Covid-19'.
Carceri sovraffollate: un problema storico, in Italia, un problema che il Coronavirus ha reso ancora più drammatico di quanto non fosse prima del marzo scorso, un problema che rischia di "diventare una tragedia", come ha denunciato papa Francesco, che ha chiesto alle autorità italiane di "prendere le misure necessarie per evitare tragedie umane e sanitarie".
Tragedie umane che continuano ininterrottamente da primavera con i parenti e i volontari lasciati fuori dalle carceri, come ha ribadito più volte a gran voce anche Ornella Favero, guida della 'Conferenza nazionale Volontariato giustizia'.
Nel frattempo, nelle carceri lombarde sono almeno 900 i detenuti positivi al virus, mentre sono più di 1.000 i casi tra gli operatori del settore penitenziario.
Eppure una speranza, tangibile, qualcuno in carcere l'ha portata, dove gli spazi sono ridotti non solo dall'annoso problema del sovraffollamento, ma anche dalla necessità di creare zone per la cura dei positivi al Coronavirus e per la quarantena di chi presenta sintomi.
In questo scenario, fare uscire in modo controllato e costruttivo i detenuti dalle carceri era fondamentale già da marzo 2020 non solo per dare sostanza alla rieducazione della pena, ma anche per alleggerire le carceri sovraffollate e a rischio contagio, quando in Lombardia il Dap, il tribunale di Sorveglianza, il mondo del volontariato e la Curia stavano studiando con la Regione un piano per accompagnare e facilitare le uscite dei detenuti dalle carceri regionali e l'accompagnamento sul territorio in modo controllato.
"Tutto è però saltato perché la Regione ha rifiutato 900mila euro della 'Cassa delle ammende' per finanziare programmi di reinserimento dei detenuti - spiega Guido Chiaretti, presidente di 'Sesta opera san Fedele' - e non è finita qui: a frenare in parte alcune scarcerazioni previste c'è, ancora a distanza di mesi, la carenza dei braccialetti elettronici".
In questo scenario trenta reclusi, che possono scontare gli ultimi 24 mesi all'esterno senza un domicilio, hanno trovato un'occasione per farlo grazie all'iniziativa della Caritas ambrosiana e della diocesi di Milano.
"La nostra è una risposta certo non risolutiva, ma concreta e, nel contempo, di grande valore simbolico al problema del sovraffollamento in questa stagione di emergenza sanitaria - testimonia il direttore di Caritas ambrosiana, Luciano Gualzetti - è un segno di speranza che qualcosa si può fare".
Ebbene trenta persone recluse in Istituti di pena milanesi (ma anche lombardi da Lecco, Varese e Busto Arsizio), da marzo 2020 stanno scontato il resto della detenzione in strutture della diocesi sparse in tutta la Lombardia.
"I beneficiari, indicati dal magistrato di Sorveglianza, stanno scontando il residuo di pena nelle strutture individuate e saranno sottoposti alle misure di tutela previste dall'Ueipe; continueranno, dunque, a essere a tutti gli effetti dei detenuti, soggetti a restrizioni della loro libertà personale e ai controlli di Polizia, ma godranno della possibilità rieducativa - parte della stessa pena - di tornare a vivere e occuparsi di uno spazio, di una casa", spiega Ileana Montagnini, responsabile dell'area Carcere di Caritas ambrosiana.
"L'emergenza Coronavirus sta facendo venire al pettine tanti nodi irrisolti del sistema-carcere, tra questi, quello del sovraffollamento che, a causa della pandemia potrebbe assumere caratteristiche tragiche - insiste Gualzetti - con questa nostra iniziativa, della quale Caritas sostiene i costi, mentre la diocesi di Milano mette a disposizione le strutture, vogliamo garantire ai detenuti la possibilità di scontare la pena al di fuori dei penitenziari".
"Investendo sul lato rieducativo e non solo su quello punitivo (una misura già prevista dal nostro ordinamento, tuttavia ancora troppo poco praticata), nonostante la sua efficacia sulla riduzione della recidiva - ricorda la Montagnini - vale a dire la probabilità che il detenuto commetta nuovamente il reato".
Quale sia la situazione delle carceri al tempo del Coronavirus, quali le sofferenze, quali le cause di preoccupazione, lo abbiamo raccontato negli ultimi mesi con analisi sulle implicazioni umane e sociali della pandemia dentro gli Istituti di pena, dove il contagio del virus avanza, con spazi ancora più stretti e il deserto umano dovuto all'assenza di contatti con i familiari, con i volontari e con il ricorso ai dispositivi tecnologici per i contatti con l'esterno avvenuto con il contagocce.
"Hanno sospeso i colloqui con i familiari, le attività e la presenza dei volontari, le misure alternative come il lavoro esterno; questa situazione aumenta il senso di isolamento e di solitudine: è come se il carcere tornasse indietro a quando era il luogo dove punire e isolare - continua la responsabile dell'area Carcere di Caritas ambrosiana - il cronico sovraffollamento degli Istituti penitenziari, l'emergenza sanitaria, l'isolamento dall'esterno imposto per prevenire i contagi e lo stop a quasi tutte le attività formative promosse in gran parte dal mondo dell'associazionismo stanno creando grandi difficoltà e sofferenze". 
"Sarebbe opportuno che progetti come il nostro, che mirano alla rieducazione del reo, non restassero casi isolati ma fossero sistematici e frutto della collaborazione tra il Terzo settore, il volontariato e le istituzioni; il nostro progetto non mira solo all'autonomia abitativa dei 30 detenuti di cui ci occupiamo, ma lavoriamo con loro anche per costruire un'educazione digitale, quanto mai fondamentale in quest'epoca di pandemia - continua Montagnini - è necessario che le autorità trovino modalità che consentano, anche in questo momento molto difficile a livello sanitario, lo svolgimento dell'attività di risocializzazione dei detenuti, a cominciare dalla scuola dentro e fuori dal carcere, valutando la possibilità di offrire la didattica a distanza".
"Bisogna puntare ad avere sempre più provvedimenti che accelerino l'accesso alle misure alternative dei detenuti e anticipino le scarcerazioni, quando ve ne sono le condizioni, in modo da limitare anche l'aumento della popolazione carceraria - ha auspicato infine il direttore di Caritas ambrosiana -  con la speranza che altre realtà del Terzo settore possano offrire soluzioni simili ad altri reclusi, perché questa chance le istituzioni sono lontane dal garantirla, mentre il Terzo settore e il mondo del volontariato in carcere, sì". 
 

Aggiornato il: 09/12/2020