Coronavirus, 30 detenuti ospitati dalla Caritas

Milano, Repubblica, 28 novembre 2020

"Così riduciamo i contagi in cella"

Il progetto - partito a marzo 2020 - coinvolge 30 detenuti di diversi Istituti di pena lombardi.
Secondo il direttore della Caritas ambrosiana, Luciano Gualzetti "preoccupa la condizione di vita nelle carceri e una misura per alleggerire le celle delle carceri, dove il sovraffollamento strutturale è incompatibile con la gestione della pandemia, entrata anche lì con contagiati tra detenuti e personale, è quella di mettere a disposizione appartamenti dove 30 detenuti di San Vittore, Opera, Bollate, Busto Arsizio, Varese e Lecco stanno scontando gli ultimi mesi di pena".
Le persone scelte sono state indicate dal magistrato di Sorveglianza, tra coloro che sarebbero stati esclusi da questi benefici perché sprovvisti di una propria abitazione.
Negli alloggi individuati dalla Caritas ambrosiana, grazie alla collaborazione della diocesi di Milano, (tre appartamenti a Milano, uno a Varese e l'ex casa del clero Villa Aldé a Lecco), gli ospiti sono sottoposti alle misure di tutela previste dall'Uepe, quindi continuano a essere soggetti a restrizioni della loro libertà personale e ai controlli di polizia.
"Le persone che abbiamo accolto sono molto grate dell'opportunità che hanno avuto e stanno vivendo questo periodo difficile con una maggiore serenità di quella che avrebbero avuto stando in cella, pur rimanendo a tutti gli effetti dei detenuti - sottolinea Gualzetti - ci dicono che proprio in questi mesi hanno avuto occasione di riflettere su quello che hanno fatto, segno evidente che questa è la strada che le istituzioni devono intraprendere se vogliono riabilitare le persone e non solo affrontare la cronica debolezza del nostro sistema penitenziario che la crisi sanitaria ha solo acuito".
In questi giorni si moltiplicano le iniziative per tentare di ridurre ulteriormente i reclusi nelle carceri il cui numero è tornato di nuovo sopra i livelli di guardia: dagli emendamenti al decreto 'Ristori' per favorire il ricorso agli arresti domiciliari alla liberazione anticipata speciale che alzerebbe da 45 a 75 giorni a semestre lo sconto di pena, già previsto dall'Ordinamento penitenziario per i casi di buona condotta.
"Ben vengano tutte le iniziative che in questi giorni sono state avanzate tanto dalla politica quanto dalla società civile per affrontare il sovraffollamento delle carceri giunto oltre i limiti compatibili con la gestione della pandemia in corso - termina Gualzetti - occorre moltiplicare gli sforzi da parte delle istituzioni per assicurare che quelle misure, in parte già previste dal codice, possano essere applicate effettivamente anche a chi si trova in maggiore difficoltà, noi siamo pronti a fare la nostra parte".
In questi giorni, a preoccupare il direttore della Caritas ambrosiana non è solo il numero eccessivo di detenuti, ma anche la qualità della vita di chi è recluso: "Oggi per ragioni di tutela della salute, in Lombardia i volontari non possono più entrare nei penitenziari, con rarissime eccezioni, comprendiamo queste preoccupazioni, tuttavia, invitiamo con forza le autorità a trovare le modalità che consentano, anche in questo momento molto difficile, lo svolgimento dell'attività di risocializzazione, a cominciare dalla scuola, valutando la possibilità di offrire ai detenuti la didattica a distanza".

Aggiornato il: 30/11/2020