Covid 19 al 41 bis di Opera

Roma (ildubbio - Damiano Aliprandi), 4 gennaio 2022

Il 2022 parte male: già due suicidi nelle carceri

La notte di Capodanno è segnato dal ritorno del 'Covid-19' nel 41 bis: lo segnala il legale Eugenio Rogliani del foro di Milano, che nel carcere di Opera sono diversi i detenuti positivi al 41 bis, delle cui condizioni di salute, i familiari non hanno alcuna notizia, esattamente come già accaduto a novembre del 2020 quando, tra di loro, c'erano detenuti con gravi patologie quale il tumore (come Salvatore Genovese, 77enne, cardiopatico, già operato di tumore e con i polmoni malandati, 10 giorni prima di contrarre il Coronavirus, si era visto respingere l'istanza per la detenzione domiciliare, perché per il giudice di Sorveglianza era curato e non esposto al contagio, visto il regime di isolamento carcerario): Genovese putroppo non ce l'ha fatta ed è morto.
D'altronde, dopo le indignazioni sulle scarcerazioni facili durante la prima ondata, anche nei confronti di detenuti malati in regimi differenziati, c'era stato un susseguirsi di istanze rigettate da parte dei magistrati e dei gip.
Ovviamente, rispetto all'ondata del 2020 la situazione attuale è diversa, perché con il vaccino diminuisce la probabilità che il virus porti alla morte, ma la probabilità aumenta se la persona infetta è anziana e ha patologie pregresse.
Inutile dire che al 41 bis di Opera, ci sono diversi detenuti ultra-ottantenni e con gravi patologie, ma al 41 bis di Opera si somma anche un altro problema: da tempo, l'avvocato Rogliani, ha denunciato alle autorità che - nonostante sia stato giudizialmente riconosciuto il diritto a svolgere il colloquio visivo mensile con i familiari anche attraverso l'uso di piattaforme informatiche - nessuno dei suoi assistititi al 41 bis ha visto finora riconosciuto tale diritto.
"La circostanza - denuncia il legale - appare del tutto singolare se si considera che i detenuti al 41 bis allocati presso gli Istituti penitenziari di L'Aquila, Sassari e Tolmezzo già da tempo stanno svolgendo il colloquio visivo mensile tramite video-collegamento".
Non è un dettaglio da poco, se connesso al 'Covid-19', perché impedire alle famiglie dei detenuti di svolgere il colloquio visivo attraverso l'utilizzo di strumenti informatici in grado di stabilire un collegamento audio-visivo con il ristretto impone ai familiari di eseguire il colloquio in presenza e quindi di spostarsi sul territorio nazionale per lo più attraverso i mezzi di trasporto a lunga percorrenza, in un periodo durante il quale l'indice di contagio è in preoccupante ascesa, mentre permettere i colloqui a distanza, assicurerebbe l'accesso al reparto a un numero più limitato di persone provenienti dall'esterno, riducendo così il rischio di contagio cui sono inevitabilmente esposti tanto gli operatori penitenziari quanto i detenuti.
L'anno 2022 comincia male per le carceri italiane: il primo suicidio a pochi muniti dall'inizio del nuovo anno, è avvenuto nel carcere di Salerno (il detenuto, albanese, aveva 28 anni e il suo fine pena era a settembre del 2023): a darne la triste notizia è stato il Garante regionale dei detenuti della Campania, Samuele Ciambriello; il secondo suicidio è avvenuto nel carcere di Vibo Valentia (un detenuto della sezione 'Sex offender', è stato trovato impiccato nella sua cella).
Per il segretario generale della Uilpa, Gennarino De Fazio: "Come si possono immaginare e conciliare trattamento, rieducazione e sicurezza in assenza di provveditori regionali, di direttori di carcere, di comandanti della Polizia penitenziaria e con carenze organiche di migliaia di unità in tutte le figure professionali? Noi pensiamo che nessuno possa realmente pensare che l'attuale sistema carcerario sia in grado di puntare a realizzare ciò che la Costituzione vorrebbe ovvero la riabilitazione del condannato, e se qualcuno non lo avesse ancora capito, ripetiamo che non c'è più tempo, perché ogni giorno nelle discariche sociali - rubricate sotto il nome di carceri - succede qualcosa di grave: i detenuti continuano a patire e a morire e gli operatori (di Polizia penitenziaria in primis) ne subiscono le conseguenze provocate da un sistema fallimentare, con l'indifferenza di politici e legislatori".

Aggiornato il: 04/01/2022