Da Opera i primi 60 detenuti ai domiciliari

Milano, (Giorno - Mario Consani), 1 aprile 2020

In Italia 19 detenuti positivi al virus, 16 sono in Lombardia

Sessanta in tutto. Nel pieno dell'emergenza sanitaria, finora sono questi i detenuti che hanno cominciato a scontare ai domiciliari le loro pene residue - inferiori ai 18 mesi - dopo essere usciti dalla Casa di reclusione di Opera, che a fine febbraio 2020 ospitava, però, 1.347 carcerati per meno di mille posti letto.
Per gli altri Istituti di pena milanesi e lombardi, dove le direzioni stanno cercando di accelerare il più possibile le pratiche a corredo delle istanze di scarcerazione, i lavori sono ancora in corso. Anche perché, nel frattempo, l'incendio che sabato 28 marzo 2020 ha reso inagibile parte del settimo piano di Palazzo di giustizia, ha costretto i magistrati di sorveglianza, competenti per le richieste dei detenuti, a trasferire temporaneamente i loro uffici in una sorta di "tribunale da campo" al piano terra.
Intanto il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria ha comunicato che in tutt'Italia sono 19 i detenuti ammalati di 'Covid-19' e ben 16 di loro sono in Lombardia, tre dei quali sono attualmente ricoverati in ospedale, gli altri 13 "monitorizzati" nei diversi Istituti di pena, dove un'altra settantina di persone si trova in isolamento precauzionale.
Per quanto riguarda la Polizia penitenziaria, dei 119 agenti contagiati, 40 sono lombardi che si stanno curando, altrettanti (dopo tampone) sono risultati positivi, ma asintomatici e comunque si trovano in isolamento.
Intanto, il Garante per i diritti dei detenuti della Lombardia, Carlo Lio sarà fisicamente nel carcere di Monza dove un gruppo di 50 detenuti ha chiesto espressamente di poterlo incontrare.
Anche l'Ordine degli avvocati ha chiesto misure più efficaci per contrastare il sovraffollamento: "E' improcrastinabile - si legge in una nota - un intervento che preveda, in via quasi automatica, l'immediata fuoriuscita dal carcere di un numero di detenuti idoneo a consentire la gestione dell'emergenza sanitaria negli Istituti penitenziari".
Secondo l'Ordine, l'intervento legato all'emergenza sanitaria dovrebbe prevedere - da qui ai prossimi sei mesi - la sospensione, a opera delle procure, delle pene residue sotto ai 4 anni (escludendo i detenuti per i reati associativi) "con facoltà, alla scadenza dei termine di legge, di domandare una misura alternativa alla detenzione", che a quel punto sarà valutata dalla magistratura di Sorveglianza.

Aggiornato il: 17/06/2020