Genitorialità in carcere

Milano (vita), 22 dicembre 2020

Il progetto compie 15 anni

La cooperativa 'Spazio aperto servizi', dal 2005 è al fianco di genitori in carcere e dei loro figli grazie al programma omonimo, attualmente attivo nelle Case di reclusione di Opera e Bollate e nella Casa circondariale di San Vittore.
Un genitore in carcere, il papà o la mamma, per un bambino è uno spartiacque tra un prima e un dopo: da una parte la quotidianità familiare conosciuta e dall'altra l'assenza improvvisa di uno dei genitori e la necessità di trovare risposta alle molte domande e un nuovo equilibrio.
"C'è un percorso che sia il bambino sia la famiglia devono attraversare, fatto da difficoltà a orientarsi, rabbia, paure e desiderio di non perdere pezzi del proprio mondo, per quanto assai imperfetto sia, e questo ciò che facciamo da 15 anni all'interno degli Istituti di pena in cui siamo presenti: accompagnare le famiglie che vivono l'esperienza detentiva, salvaguardando innanzitutto il diritto del bambino a mantenere il legame con il proprio genitore, a sentirsi protetto e rassicurato".
Con queste parole Maria Grazia Campese, presidente di 'Spazio aperto servizi', racconta l'impegno della cooperativa che oggi festeggia il 15° anno del progetto 'Genitorialità in carcere': un percorso di sostegno a situazioni familiari di particolare fragilità e a cui lavorano psico-pedagogisti, psico-terapeuti, criminologi e mediatori familiari con una lunga esperienza nelle carceri, e con una specifica formazione; un importante anniversario per il programma, avviato proprio nel 2005 grazie al sostegno e alla lungimiranza dell'allora direttrice del carcere di Bollate e di alcuni operatori della cooperativa che hanno iniziato a sperimentare nuove modalità per accompagnare le relazioni tra i figli e i genitori (papà o mamma) detenuti.
Il progetto 'Genitorialità in carcere' si rivolge a nuclei familiari attraversati dall'esperienza detentiva con l'attenzione a rendere tale esperienza più sostenibile per i minori coinvolti; l'intervento si avvale di psicologi che seguono, attraverso percorsi di sostegno, il genitore detenuto, creando un ponte con il figlio, la famiglia ed eventuali servizi territoriali, al fine di ricreare e sostenere la relazione genitoriale, anche attraverso il supporto durante le visite familiari.
Dal carcere di Bollate, 15 anni fa, è nata l'idea della 'Casetta': una stanza accogliente, arredata con divano, cucina, tavolo, giochi per permettere alle famiglie di incontrarsi in un ambiente più familiare delle asettiche sale-colloqui delle carceri.
"La stanza è costruita con attenzione, la stessa che si dedicherebbe alla disposizione della propria casa; all'interno si svolgono dei colloqui molto speciali, durante i quali è possibile ritrovare o sperimentare in maniera inedita dei momenti di naturale quotidianità come sedersi insieme sul divano, leggere un libro, condividere un gioco, mangiare insieme, funzionali alla possibilità di costruire o rinsaldare il legame genitoriale", spiegano Teresa Di Stefano e Alessia Valentini, funzionari del servizio giuridico-pedagogico del carcere di Bollate.
"L'idea della 'Casetta' è nata dopo una visita nelle sale colloqui e nella ludoteca del carcere di Bollate, dove tante famiglie in contemporanea si incontravano settimanalmente con i propri cari", racconta Barbara Moretti, criminologa clinica, referente dell'area Carcere della cooperativa, e una delle prime operatrici del progetto.
"Come era possibile creare una situazione di intimità, tranquillità e complicità tra i bambini e i loro genitori nonostante la carcerazione?
Per questo è stata pensata la 'Casetta', un luogo all'interno dell'Istituto penitenziario ideato perché ciascuna famiglia abbia uno spazio privilegiato di incontro, e quello è stato solo l'inizio di un lungo viaggio che dura da 15 anni a favore dei genitori detenuti e del benessere dei loro bambini", come spiega Daniela Ambrosi, psicologa e psico-terapeuta, coordinatrice del progetto a Bollate e a San Vittore.
Negli anni sono aumentati gli interventi a sostegno delle famiglie da parte dell'équipe per favorire la costituzione di un virtuoso lavoro di rete con i servizi sul territorio, nell'ottica di una più globale presa in carico dei nuclei familiari e un più accurato inserimento sociale; la conferma arriva da chi è stato beneficiario di questo progetto, come testimonia M.C., un ex detenuto: "Gli interventi di supporto alla genitorialità mi sono stati molto utili soprattutto perché in quei momenti uno ha bisogno di confrontarsi e di parlare dei propri problemi e voi avete fatto parte di questo mio percorso, mi avete aiutato a capire meglio il mio ruolo come papà nel rapporto con i miei figli e a capire come parlare con loro e come parlare con i servizi, poter vedere i miei figli dentro al carcere è stato bello perché era da tanto che non capitava ed è stato bello poterli incontrare in uno spazio curato che sembra una casa".
 

Aggiornato il: 22/12/2020