Il decreto Bonafede non tutela la salute dei detenuti

Roma (vita - Angela Stella), 11 giugno 2020

E lega l'autonomia dei magistrati

Per la terza volta il decreto 'Bonafede' relativo alle scarcerazioni viene inviato dinanzi alla Corte costituzionale. Il 26 maggio e il 3 giugno 2020 erano stati rispettivamente i magistrati di sorveglianza di Spoleto e Avellino - Fabio Gianfilippi e Donatella Ventra - a sollevare questioni di legittimità costituzionale. Ora è toccato al tribunale di sorveglianza di Sassari - presidente Ida Soro ed estensore Riccardo De Vito - chiamare in causa la Consulta su uno dei casi più dibattuti: la concessione dei domiciliari per motivi di salute a Pasquale Zagaria.
Secondo i magistrati di Sassari gli articoli 2 e 5 del decreto legge 29/2020 violano gli articoli 3, 27 comma 3, 32, 102 comma 1, 104 comma 1 della Costituzione. Ventisei le pagine che giustificano questa decisione su un decreto fortemente voluto dal ministro della Giustizia per rispondere, in maniera affrettata, alle polemiche suscitate dalle scarcerazioni durante l'emergenza sanitaria da 'Covid-19'. Polemiche sollevate nei salotti televisivi, in primis quello di Massimo Giletti, dalla quasi totalità dei partiti politici, capofila Movimento 5 Stelle, seguito da Lega e Fratelli d'Italia, e nel tribunale dei social.
Secondo il decreto legge in merito alle scarcerazioni di detenuti condannati per reati di grave allarme sociale, il tribunale o il magistrato di sorveglianza deve rivalutare costantemente se esistano ancora i motivi per mantenere la detenzione domiciliare o il differimento della pena.
A Zagaria, precedentemente detenuto al regime del 41 bis presso il carcere di Sassari, era stata concessa a fine aprile la detenzione domiciliare in quanto il suo stato di salute, gravemente compromesso da un tumore alla vescica, era incompatibile con la reclusione; è bene precisare che la richiesta di differimento della pena era stata posta dai legali di Zagaria alla fine del 2019, quindi ben prima dell'emergenza Coronavirus.
L'emergenza 'Covid-19' non è stata la causa della scarcerazione, come molti sostengono dicendo "con la scusa della pandemia, Zagaria torna a fare il boss", ma ha rappresentato bensì un fattore impeditivo alla cura all'interno del carcere.
Ora vediamo le due motivazioni del provvedimento depositato ieri.
Prima motivazione: gli articoli 2 e 5 del dl 29/2020 violerebbero l'articolo 104 comma 1 ("La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere") perché "l'obbligo di rivalutazione della detenzione domiciliare" previsto dal dl "immediatamente, entro quindici giorni e poi a cadenza mensile invade la sfera di competenza riservata all'autorità giudiziaria e viola il principio di separazione dei poteri".
Il quadro normativo in vigore prima del decreto legge 29/2020 riservava, invece, esclusivamente all'autorità giudiziaria il potere di stabilire un termine di durata della detenzione domiciliare - nel caso di Zagaria 5 mesi - da rivalutare successivamente. Detto più semplicemente: il decreto 'Bonafede' toglie spazio alla valutazione discrezionale del magistrato, violando il principio della separazione dei poteri tra politica (legislativo) e magistratura (giurisdizione), come ribadito dagli organi rappresentativi della magistratura di sorveglianza all'indomani della emanazione del decreto stesso. Inoltre, il restringimento temporale della valutazione dello stato di salute di Zagaria "non consente di avere contezza dell'evoluzione del quadro clinico" dell'uomo. Attualmente Zagaria è ricoverato in ospedale per complicazioni dovute a un intervento subìto il 30 maggio 2020 e si è in attesa dei risultati di un esame istologico; con tale quadro clinico in continua mutazione ogni compiuta valutazione si rende assai complicata, compresa quella di idoneità delle strutture di medicina protetta indicate dal Dap (Viterbo e Milano).
Seconda motivazione: il decreto 'Bonafede' metterebbe a repentaglio il diritto alla salute (articolo 32) e quello di umanizzazione della pena (articolo 27) in quanto "con il suo portato di notifiche, adempimenti burocratici, necessità di interazione con la difesa" può "interferire con una serena e congrua attenzione alla progettazione e realizzazione del percorso terapeutico che il detenuto ha avviato".
Ora, in base al provvedimento depositato ieri, Zagaria resterà in detenzione domiciliare e proseguirà il suo percorso di cura; a ciò si erano opposte la Procura azionale e quella distrettuale Antimafia. La decisione della Corte costituzionale potrebbe arrivare tra mesi o addirittura tra un anno, non significa che l'uomo attenderà la decisione a casa perché la rivalutazione della sua condizione di salute è prevista per settembre di quest'anno, come deciso dal provvedimento adottato dal magistrato di sorveglianza lo scorso 23 aprile 2020.
Erano stati gli stessi legali di Zagaria - gli avvocati Lisa Vaira e Andrea Imperato - a richiedere la conferma della detenzione domiciliare e la deduzione di diverse questioni di legittimità costituzionale, alcune delle quali appunto accolte, che esprimono soddisfazione: "Il Tribunale di sorveglianza di Sassari anche in questo caso ha dimostrato attenzione ai diritti costituzionali della persona: il diritto alla salute, inteso non solo come diritto alle cure, ma anche ad una qualità, stabilità e continuità delle terapie, il diritto alla umanità della pena e a non subire trattamenti inumani e degradanti, comprese quelle sofferenze psicofisiche ulteriori ed eccessive, che si aggiungono alla detenzione in sé. Diritti pretermessi dal decreto legge 29/2020 che, oltre ad aver illegittimamente invaso l'ambito di autonomia della magistratura, imponendo alla stessa di rivalutare in tempi brevi e con una istruttoria serrata e circoscritta ai pareri delle procure e del Dap, tendenti solo alla reincarcerazione, impedisce una verifica esaustiva delle condizioni di salute attuali e della evoluzione della malattia, che invece deve prevalere".
 

Aggiornato il: 11/06/2020