Il film Ariaferma proiettato nel carcere di Bollate

Milano (Repubblica - Tiziana De Giorgio), 19 ottobre 2021

Tra i detenuti arrivano Orlando e Servillo: "Con voi un'ora di libertà"

Il cast è stato nei giorni scorsi a Rebibbia, poi a Bollate,considerata da tanti un esempio virtuoso nel sistema delle carceri italiane.
Quando le luci si accendono e dalle poltrone si alzano uno dopo l'altro in piedi, è difficile decidere da che parte stiano gli occhi più lucidi, e la voce dei detenuti che prendono il microfono trema esattamente come quella di chi, fino a un minuto prima, era su quello schermo e stava recitando la loro parte.
Al carcere di Bollate sono arrivati Toni Servillo, Silvio Orlando e il regista Leonardo Di Costanzo per la presentazione di 'Ariaferma', il film presentato al Festival di Venezia con il tema del carcere e di una sua possibile umanità al centro.
È la prima volta che la sala per il teatro e le proiezioni dei film torna a riempirsi dopo la pandemia. Ci sono 150 detenuti arrivati da tutti i reparti, un tutt'uno, nel colpo d'occhio, dentro a una platea che li vede insieme al personale che a Bollate ci lavora e a ospiti esterni che una volta al mese (o almeno questa era la cadenza prima che iniziasse l'emergenza sanitaria) possono venire al cinema qui, superando le sbarre e abbattendo le barriere di un gigantesco mondo così difficile da capire senza metterci piede.
"Vede? Quando si siedono su queste poltrone le differenze non esistono più, sono solo appassionati di cinema", dice Catia Bianchi, responsabile delle attività culturali dell'Istituto penitenziario.
Ecco perché nei posti non esistono schemi ed è difficile capire chi, alla fine, tornerà a casa e chi invece dovrà fermarsi.
"Ci avete regalato un'ora di libertà, questa è la dimostrazione di come la cultura possa spingere verso l'umanità", sembra una voce unica quella che rimbalza, forte, dalle casse della sala, quando i detenuti prendono la parola.
"Ariaferma" è stato girato dentro a una vecchia prigione in via di chiusura dove, per problemi burocratici i trasferimenti rallentano e gli ultimi detenuti rimangono, con pochi agenti, in attesa di nuove destinazioni, e dove sono i piccoli gesti umani la chiave di tutto.
Gli ospiti di Bollate hanno guardato il film in silenzio, applaudendo a più riprese nelle scene il confine e la vicinanza tra guardie e carcerati che sembra farsi sottile.
"E vedere la vostra reazione è commovente - ammette Servillo - e sentire che viene apprezzato da voi un film con questo suggerimento, che le relazioni possono cambiare tutto, lo è ancora di più".
Sono in tanti a passarsi il microfono, a chiedere di parlare, di dire di quella realtà in cui si sono rivisti per le dinamiche, per i rapporti, per quel noi e loro tra carcerati e poliziotti che solo chi sta qui dentro conosce.
"Un film dove emerge un valore che a Bollate c'è - racconta Floriano, guardando negli occhi attori e regista - quello di una fiducia reciproca". Quello della speranza, aggiungono altri subito dopo.
"Ma quante Bollate ci sono nel sistema penitenziario italiano?", chiede Silvio Orlando, che definisce questo luogo come "Una realtà sperimentale, un piccolissimo segmento del mondo carcerario dove c'è la democrazia".
Anche il direttore della Casa di reclusione, Giorgio Leggieri prende la parola: "Quest'anno è il ventennale dalla sua apertura e io penso che sia un modello che si possa replicare altrove, dove la differenza la fa il clima che misuri ogni giorno".
Ma quante realtà sono così? E quante strutture sono ancora esattamente come quelle che si vedono nel film, con i bagni rotti, le celle oltre i limiti della decenza? Ed ecco il perché del film: "Mi sono reso conto che un dibattito sul carcere fuori non c'è - spiega il regista - ed è necessario che si sappia che qui dentro ci sono esseri umani che hanno potuto sbagliare, il problema è recuperare la fiducia".
Un dibattito che sembra quasi una rappresentazione teatrale, dove anche i confini tra attori e detenuti sembrano sfumare, tra racconti di vita intensi, piccoli aneddoti, come un panzerotto con la mozzarella bollente ceduto a una guardia che sembra uscito dalla sceneggiatura di un film; ma tra gli applausi e i momenti di ironia, c'è un unico sentimento denso che si respira e che lega la sala intera, quello della commozione: "E qui c'è gente che si è fatta più di trent'anni di carcere, se la sentite così forte è anche per questo".

Aggiornato il: 19/10/2021