Il pm Roberto Tartaglia vice capo del Dap

Roma (Repubblica - Liana Milella), 29 aprile 2020

Il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede sceglie l'ex pm antimafia

Dopo le scarcerazioni dei boss, resta al suo posto il direttore Basentini, ma la nomina dell'attuale consulente della commissione Antimafia cambierà gli equilibri e rappresenta uno stop a qualsiasi cedimento alla criminalità, mossa a sorpresa sul carcere e sulla direzione delle prigioni italiane del Guardasigilli, Alfonso Bonafede.
Dopo le rivolte del febbraio 2020 e dopo le recentissime scarcerazioni dei boss di mafia, camorra e 'ndrangheta, autorizzate dai magistrati di Sorveglianza, ecco la nomina di un vice direttore del Dap. È Roberto Tartaglia, notissima toga Antimafia, un napoletano che per dieci anni ha svolto la sua carriera di pubblico ministero a Palermo, seguendo le più importanti inchieste e facendo esperienza in prima linea sulle trasformazioni criminali di 'Cosa nostra'. Ma sempre con una stella polare: Giovanni Falcone, la sua vita e i misteri della sua morte.
Anche alla commissione parlamentare Antimafia, dove attualmente era consulente chiamato dal presidente, Nicola Morra, Tartaglia ha continuato a lavorare su Falcone e Paolo Borsellino, desecretando gli atti che li riguardavano. Di lui Morra dice: "È un chiaro e determinato segnale di cambio di passo da parte del ministero, Tartaglia ha fronteggiato, insieme a Nino Di Matteo, Vittorio Teresi e Francesco Del Bene il fondamentale processo 'Trattativa Stato-Mafia', ma anche la gestione di detenuti come Riina, Bagarella e i fratelli Graviano".
Ma c'è di più per poter parlare dell'uomo giusto al posto giusto, perché Tartaglia, come scrive via Arenula nel comunicato che annuncia la nomina, "nella sua carriera, è stato in particolare delegato alla gestione di numerosi detenuti sottoposti al regime del 41 bis e fra questi ci sono Salvatore Riina, Leoluca Bagarella, i fratelli Giuseppe e Filippo Graviano, Salvatore Lo Piccolo, Antonio, Giuseppe e Salvatore Madonia.
Alla vigilia di un decreto legge delicato, quello annunciato da Bonafede per giovedì 30 aprile 2020 in cui sarà inserita la regola che prima di qualsiasi scarcerazione di boss mafiosi - soprattutto di quelli detenuti al 41 bis - i magistrati di Sorveglianza dovranno chiedere il parere obbligatorio dei colleghi della procura nazionale Antimafia e delle singole direzioni distrettuali Antimafia: la nomina di Roberto Tartaglia è un preciso segnale che va nella direzione più volte ribadito dallo stesso Bonafede in queste ultime ore: "Nessun cedimento nella lotta alla mafia".
Inevitabile però, porsi il problema del significato della nomina di un uomo forte ed esperto come Tartaglia rispetto all'attuale capo del Dap, Francesco Basentini anche lui magistrato, pm a Potenza, dove ha seguito l'inchiesta 'Tempa Rossa' e quella del caso Guidi.
Siamo di fronte a una sorta di commissariamento? Erano vere le voci che, dalle rivolte in avanti, davano Basentini pronto a fare i bagagli? Bonafede voleva effettivamente sostituirlo? Quanto ha influito la scarcerazione di Pasquale bin Laden Zagaria, noto boss camorrista, mandato ai domiciliari a Brescia, con i magistrati di Sorveglianza di Sassari che scrivono nel provvedimento di non aver avuto indicazioni dal Dap su dove mandarlo, mentre il Dap sostiene il contrario, ma ha poche carte per dimostrarlo? Ancora, quanto ha pesato la circolare del 21 marzo 2020 che, dall'ufficio detenuti del Dap, chiede ai direttori di mandare ai magistrati di Sorveglianza non solo l'elenco di detenuti con patologie, ma anche di quelli over 70 per verificare la compatibilità con il carcere? Testo interpretato di fatto come una via alle scarcerazioni.
Sicuramente Basentini - negli ambienti di via Arenula - viene considerato un capo che non ha affatto brillato nel suo lavoro, a cominciare da una riunione, appena nominato, con i magistrati di Sorveglianza, per chiedere il rientro delle guardie penitenziarie dislocate nei loro uffici e sentirsi dire che, come conseguenza, il numero delle decisioni sulla concessione dei domiciliari sarebbe calato repentinamente.
Non basta. Basentini non ha brillato nella gestione delle rivolte di febbraio 2020, quando è stato accusato dai singoli direttori di essere rimasto a Roma senza monitorare 'de visu' quello che stava accadendo e senza riuscire ad avere un rapporto forte con i sindacati della Polizia penitenziaria.
Il malumore del Guardasigilli nei suoi confronti, per chi ne ha potuto parlare con lui, sarebbe stato palpabile, tant'è che più volte si sono rincorse voci di una possibile sostituzione di Basentini, sempre smentita dallo stesso ministro, con la motivazione che non si cambia un capo delle patrie galere, mentre il palazzo brucia. Ma più voci si sono rincorse su colloqui dello stesso Bonafede con magistrati per verificarne la disponibilità a prendere il posto di Basentini ed è significativo che il ministro, in questa situazione difficile, non abbia mai dato un'intervista sulle rivolte in carcere nella quale avrebbe dovuto rispondere anche su Basentini.
La circolare del 21 marzo 2020 ha fatto precipitare la situazione, con l'aggravante che il foglio sia stato fatto firmare da Assunta Borzacchiello, per anni efficientissima addetta stampa del Dap, pronta in qualsiasi momento a fornire le indicazioni giuste per affrontare il complesso mondo delle galere, quindi senza l'assunzione di responsabilità di un capo per una circolare gravida di possibili e dannose conseguenze, poi di fatto verificatesi.
Le scarcerazioni di sei boss ha fatto il resto, e certo non ha giovato a Basentini una pessima performance domenica sera in una trasmissione televisiva in cui non è riuscito a spiegare cosa fosse in realtà accaduto per la scarcerazione di Zaccaria, commettendo anche alcuni errori tecnici, come quello di sostenere che ormai le decisioni sanitarie sono tutte esterne alle prigioni, mentre è noto che esistono i presidi sanitari e i centri di eccellenza (a Milano, a Viterbo, a Roma) dove, da sempre, sono stati ricoverati detenuti malati ma al 41 bis. Valgano per tutti i casi Riina e di Provenzano: il primo muore a novembre del 2017 negli ospedali riuniti di Parma, il secondo nel luglio del 2016 detenuto a Milano, ma di certo non vengono messi ai domiciliari com'è avvenuto per Zagaria che adesso se ne sta tranquillo a Brescia con la moglie.
Francesco Basentini, comunque sia, resta al suo posto, affiancato però da un magistrato esperto come Roberto Tartaglia che certo potrà evitare, per la sua esperienza, casi come quelli finora accaduti.

Aggiornato il: 29/04/2020