La pandemia vissuta a Bollate

Milano (Riformista - Rossella Grasso e Amedeo Junod), 9 giugno 2020

Parla la direttrice del carcere, Cosima Buccoliero

"Misure alternative, tecnologie e laboratori, così abbiamo combattuto il Covid-19".
L'emergenza Coronavirus ha spinto tutte le carceri d'Italia a dover rivedere con estrema rapidità tanto l'organizzazione interna degli spazi quanto le misure di tutela dei diritti dei detenuti, specialmente in merito ai colloqui con i parenti.
La direttrice del carcere di Bollate, Cosima Buccoliero ha raccontato tutte le difficoltà riscontrate e le misure d'emergenza adottate per arginare i rischi relativi alla salute fisica e psicologica dei detenuti e degli operatori del penitenziario; in una prima fase è stato necessario sospendere tutte le attività che comportassero un grande movimento di persone, mantenendo quelle essenziali. "Abbiamo attivato delle iniziative per cercare di fronteggiare questa situazione di emergenza - racconta la direttrice - abbiamo cercato di sfruttare a pieno la strumentazione tecnologica, potenziando il numero delle postazioni, così da consentire a tutti di riuscire a contattare le proprie famiglie, avvalendosi di piattaforme quali Skype e Webex di Cisco, nella prospettiva di implementare anche la formazione a distanza".
L'attenzione di tutto il personale verso ogni esigenza dei detenuti, nel cercare di rispettare in ogni modo i loro diritti nonostante il lockdown che ha reso difficile la quotidianità anche di chi vive recluso, ha fatto sì che a Bollate regnasse la calma e si ricreasse una nuova normalità.
Bollate ha registrato vari casi di positività al Coronavirus, tra i detenuti e anche tra il personale, ma si è riusciti a evitare una diffusione esponenziale del contagio.
Una delle più grandi criticità riscontrate a Bollate ha riguardato lo stop all'alto numero di detenuti soliti uscire per attività lavorative o di chi avrebbe potuto usufruire di permessi premio; a fronte della sospensione delle uscite e di molti servizi, come gli ingressi degli operatori esterni o delle associazioni di volontariato, sono nate iniziative dei singoli detenuti, tra cui la creazione di laboratori di sartoria per la realizzazione delle mascherine in tessuto, distribuite anche a detenuti di altri Istituti penitenziari; molte attività sono state possibili grazie alla collaborazione dei detenuti e del personale penitenziario che si è reso disponibile a dare una mano il più possibile per fronteggiare la pandemia usando i mezzi a disposizione.
Ammontano a circa 300 i detenuti che sono usciti in questo periodo grazie alle misure alternative della pena, per motivi di salute o perché c'era la possibilità di uno spostamento della pena ai domiciliari.
Diminuire la presenza di detenuti all'interno dell'Istituto è stato l'unico modo rapido ed efficace per garantire il distanziamento sociale e reperire spazi necessari ad isolare contagiati, detenuti, operatori o anche coloro che presentassero sintomi sospetti simil-influenzali; il carcere di Bollate si è preparato alla riapertura con i colloqui con i familiari di persona, e la riapertura delle porte agli operatori del Terzo settore.
 

Aggiornato il: 09/06/2020