La vita sotto il turbante

Città del Vaticano (Osservatore Romano - Davide Dionisi), 26 novembre 2020

Copricapi realizzati a San Vittore per le malate di tumore

Da due poli negativi, nasce sempre uno positivo, ovvero come il connubio carcere-malattia possa generare lavoro, promuovere solidarietà, donare un sorriso e una speranza a chi soffre.
Parola di Francesca Brunati, fondatrice dell'associazione 'Go5' che, con le detenute di San Vittore, realizza turbanti per le pazienti sottoposte a chemioterapia.
"Un simbolo di solidarietà femminile, di integrazione sociale e di coraggio sia per le ristrette, sia per le malate oncologiche che stanno affrontando il proprio percorso" spiega.
"Il progetto è dedicato a Cristina, tra le pioniere di G05, che da subito ha creduto in questa avventura e che è mancata a ottobre 2019" racconta Brunati.
Un progetto nato per affiancare le donne malate e le loro famiglie fornendo informazioni sull'organizzazione e sui servizi disponibili presso l'Istituto nazionale dei tumori, per organizzare iniziative dedicate al benessere delle pazienti oncologiche e per offrire alle pazienti un servizio di supporto psicologico per superare le difficoltà che la malattia comporta.
"Ricordo il giorno in cui sono andata a proporre questa idea alle ospiti - rivela Brunati - reazione?: entusiasmo misto a commozione, non dimenticherò mai il volto di una ragazza che scoppiò in lacrime pensando a una sua parente che si era ammalata e che stava lottando contro il cancro; non sono mancate grandi soddisfazioni che ci hanno riempito il cuore e spinto ad andare avanti, una su tutte, la sfilata con le detenute, le modelle professioniste, le avvocatesse, i giudici".
La scelta del turbante non è stata casuale e riporta a esperienze vissute in prima persona: "Io e Cristina lo abbiamo indossato quando eravamo in cura, abbiamo pensato che quel copricapo, se confezionato con materiali di qualità e opportunamente colorato, avrebbe regalato un momento di spensieratezza a chi lo avrebbe indossato, ovviamente lo abbiamo prima testato su di noi".
L'iniziativa vuole proporre un messaggio di benessere per chi sta affrontando una malattia e per chi sta dentro un carcere.
"Anche perché le donne detenute in questo modo riescono anche a gettare un ponte fuori dalle sbarre e grazie a questa attività possono avviare un dialogo con la città e con le donne, diventa per loro uno strumento di integrazione sociale" ricorda Francesca - che nella filiera lavorano le ragazze di San Vittore, quelle in semi-libertà e le stesse pazienti".
Il lockdown non ha fermato le ragazze di 'Go5', tanto è vero che hanno sostenuto il progetto 'Psicologia, donne e web' ideato dall'Istituto nazionale dei tumori di Milano in questo tempo dove molti ospedali hanno dovuto riqualificare alcuni reparti per far fronte all'emergenza 'Covid-19' che, in ambito oncologico, ha significato un rallentamento nella diagnostica legata alla prevenzione.
"Abbiamo messo a punto una serie di incontri informativi, ma anche attività volte a stimolare il benessere e la gestione dello stress: dietro ogni turbante - conclude la presidente - c'è la storia interiore e i sentimenti di chi lo ha realizzato e questo dà valore ai pezzi unici, diversi l'uno dall'altro, creati da ciascuna detenuta, dà valore al loro lavoro artigianale, va rimarcato che commissionando la confezione dei turbanti, 'Go5' offre lavoro alle donne detenute che devono in qualche modo cercare di avere uno stipendio per contribuire al bilancio familiare (spesso hanno i figli da mantenere, perché il marito è in carcere anche lui); la solidarietà, così, corre su un doppio binario, contribuendo a creare benefici su un piano psicologico e materiale a donne in difficoltà e che vivono sofferenze diverse; sulla scia anche dei messaggi che papa Francesco (a cui invieremo uno dei nostri turbanti) spesso rivolge a chi sta maturando la dura esperienza del carcere".

Aggiornato il: 27/11/2020