Pietra d'inciampo per un secondino di San Vittore

L'agente penitenziario era stato arrestato per l'aiuto a una famiglia ebrea

Milano (La Repubblica - Zita Dazzi), 10 gennaio 2020

Faceva il secondino a San Vittore e aiutava gli ebrei incarcerati. Venne scoperto perché nel 1944 a una famiglia aveva regalato di nascosto del cibo. Alcune ossa di pollo erano rimaste nella cella e per questo ci furono botte e interrogatori, fino a quando i prigionieri non confessarono il nome della guardia che aveva portato il pasto, probabilmente facendolo entrare dall'esterno. Andrea Schivo era addetto al V Raggio, gestito dalle SS e sapeva benissimo che i nazisti punivano ferocemente chi fosse stato scoperto a fornire assistenza agli ebrei. Ma non si tirò indietro.
Per questo viene ricordato in Israele come "Giusto delle Nazioni" e per questo, mercoledì prossimo (15 gennaio 2020, ndr), in sua memoria verrà posta una "Pietra d'inciampo" in piazza Filangieri. Davanti a quel carcere, da dove Schivo, arrestato e trattenuto per un breve periodo, fu deportato nel lager di Bolzano e da qui nel campo di concentramento di Flossenbiirg, dove morì il 29 gennaio 1945.
Quella in memoria dell'eroica guardia penitenziaria è solo una delle 28 formelle di bronzo (con nome e data di nascita e di morte di deportati milanesi) che verranno poste mercoledì e venerdì prossimo (17 gennaio 2020, ndr). L'iniziativa, come avviene dal 2017, è del Comune e del Comitato per le pietre d'inciampo, nell'ambito delle iniziative per la giornata della Memoria 2020. Il prologo è fissato per lunedì (13 gennaio 2020, ndr), alle 11, nella sala del Consiglio comunale di Palazzo Marino, alla presenza della senatrice a vita Liliana Segre, presidente onoraria del Comitato, di cui fanno parte tutte le associazioni legate alla Resistenza, fra cui Anpi, Aned e Comunità ebraica, che ogni anno selezionano i deportati per motivi politici o religiosi da ricordare con le "pietre" fissate davanti ai portoni delle case o dei luoghi di lavoro di chi finì nei campi di sterminio.
A iniziare l'opera è stato l'artista tedesco Gunter Demnig, che ne ha già installate 75 mila in Europa.
Tra le persone che verranno ricordate quest'anno c'è Pio Foà, professore del liceo classico Berchet, arrestato con due figli mentre cercava di scappare in Svizzera: Anna, la prima dei tre bimbi era già oltre la rete del confine, quando il piccolo Giorgio, inciampando nel filo spinato, fece suonare l'allarme, per questo il professore di greco tornò indietro per soccorrere il ragazzino e l'altra bambina, Enrica; i nazisti arrivarono, catturarono il professore ebreo e socialista turatiano, con i due ragazzini che finirono tutti sul primo treno piombato diretto ad Auschwitz. Anna, l'unica sopravvissuta della famiglia, è morta anni dopo in un kibbutz in Israele, il Paese dov'era andata a vivere dopo la fuga; Pio Foà morì nelle camere a gas con il figlio più piccolo, mentre a Enrica fu riservata anche la vergogna della violenza prima della morte. Foà rimase al Berchet dal 1925 al 1937; rimasto vedovo (aveva tre figli piccoli da crescere e una salute non buona), a denunciarlo ai fascisti fu un altro docente della scuola, il professor Di Chiara, autore di una delazione contro alcuni colleghi anti-fascisti; alla delazione era seguito l'ordine di trasferimento prima in Friuli e poi a Varese; bandito da tutte le scuole del Regno a causa delle leggi razziali del 1938 aveva fondato con altri colleghi la scuola ebraica di via Eupili.
Per lui e per i suoi figli la "pietra" verrà posta in via Botta, 15 come in via dei Cinquecento, 19 mentre al Corvetto verranno poste cinque "pietre" per l'intera famiglia ebrea dei Varon. A Roberto Cenati, presidente dell'Anpi e a Marco Steiner, presidente del Comitato, il compito di spiegare le motivazioni e di annunciare tutte le iniziative della Memoria.

Aggiornato il: 07/04/2020