Rientrati in cella 50 boss

Roma (Fatto quotidiano - Antonella Mascali), 6 giugno 2020

Erano i mafiosi più pericolosi

Dopo il decreto legge 'Bonafede', molti detenuti usciti a causa del 'Covid-19' ritornano in cella o in Centri clinici penitenziari, inclusi 2 dei 3 detenuti al 41 bis. Sono oltre 50 i boss tornati in carcere, in Centri clinici penitenziari o in strutture equiparate, a tre settimane dal decreto anti-scarcerazioni voluto dal ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede. Un provvedimento varato dopo che 253 detenuti dell'Alta sicurezza e 3 del 41 bis (356, non 376) sono stati posti ai domiciliari per alto rischio 'Covid-19', perché soffrono di altre patologie.
Appena giovedì scorso (4 giugno 2020, ndr), sono stati revocati i domiciliari a Vincenzino Iannazzo, boss al 41 bis, lo ha deciso la Corte d'appello di Catanzaro, alla luce del decreto che ha chiesto ai giudici competenti di riesaminare le scarcerazioni, dato che siamo nella 'Fase 3' della pandemia; Iannazzo, ritenuto il capo dell'omonima cosca di 'ndrangheta di Lamezia Terme, è stato condannato in Appello a 14 anni e mezzo di carcere, ora è detenuto nel reparto di medicina protetta dell'ospedale Belcolle di Viterbo. Per una revisione dei domiciliari si era mosso il Dap che, dopo le dimissioni di Francesco Basentini ha come direttore Bernardo Petralia (il vice è Roberto Tartaglia), che ha la delega ai detenuti al 41 bis e all'Alta sicurezza.
Proprio il decreto del 9 maggio 2020 ha attribuito al Dap il potere di indicare ai giudici competenti soluzioni sanitarie adeguate, alternative ai domiciliari, che concilino il diritto alla salute dei detenuti con il dritto alla sicurezza dei cittadini, come i reparti di medicina protetta: l'ospedale di Viterbo, il Pertini di Roma o i nuovi padiglioni di Parma, Trani e Lecce.
Iannazzo era ai primi posti dell'elenco di 40 detenuti compilato da Tartaglia subito dopo il decreto; si tratta di una lista prioritaria in base alla pericolosità sociale dei 256 detenuti finiti ai domiciliari. Prima di Iannazzo sono stati revocati i domiciliari ad altri boss, come Francesco Bonura, al 41 bis, legato a Bernardo Provenzano, il provvedimento del giudice di Sorveglianza di Milano del 19 maggio 2020 ha recepito l'indicazione del Dap per il Percolle di Viterbo o il Pertini di Roma.
Il 20 maggio 2020 è la Corte d'appello di Palermo a revocare i domiciliari a Cataldo Franco, all'ergastolo per concorso nel rapimento del piccolo Giuseppe Di Matteo, figlio del pentito Santino, sequestrato per 25 mesi, strangolato e sciolto nell'acido nel 1996.
Sempre della lista prioritaria di Tartaglia, fanno parte altri detenuti a cui sono stati revocati i domiciliari in queste settimane: Antonio Sacco, boss palermitano di Brancaccio; Pietro Pollichino, boss corleonese; Antonino Sudato, altro boss siciliano; Carmine Alvaro, capo dell'omonima 'ndrina di Sinopoli; Antonio Mandaglio, capo della 'ndrangheta nel lecchese; Vincenzo Lucio, camorrista del clan Birra di Ercolano; Vincenzo Guida, accusato a Milano di aver creato una sorta di 'banca della camorra'; Francesco Barívelo, del clan Perelli di Taranto, condannato all'ergastolo per l'omicidio, nel 1994, dell'agente della Polizia penitenziaria Carmelo Magli.
"Dal primo giorno - ha dichiarato Petralia - siamo impegnati a dare seguito al ruolo che il nuovo decreto assegna al Dap, ma in un certo senso questa vicenda era in cima alla lista, lo dovevamo al corpo che mi onoro di guidare".
Dei tre detenuti al 41 bis scarcerati tra marzo e aprile 2020, resta ai domiciliari soltanto Pasquale Zagaria, il camorrista del clan dei Casalesi, finito a casa della moglie, nel bresciano, in piena zona rossa 'Covid-19', su decisione del tribunale di Sorveglianza di Sassari, complice una mala gestione del caso da parte del Dap a guida Basentini; sulla sua revoca o meno dei domiciliari non c'è ancora una decisione del tribunale di Sorveglianza perché ha prima dovuto rinviare di una settimana l'udienza per un difetto di notifica alla difesa, quindi il tribunale si è riservato di decidere sia sulla revoca o meno del provvedimento, sia sulla richiesta degli avvocati di rivolgersi alla Corte costituzionale, come ha fatto il tribunale di Spoleto, perché il decreto 'Bonafede' violerebbe il diritto di difesa; nel frattempo, Zagaria si trova in un ospedale lombardo per le complicazioni di un esame.
 

Aggiornato il: 08/06/2020